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Old 02-11-2008, 04:45 AM
Guispi
 
Posts: n/a
Default Un po' di cura del ferro

Come curarsi dalla quantita' immane di puzzolentissimo pesce della Isla
del Coco ??

Nulla di meglio di una bella cura del ferro, di quello ignorante. Detto
fatto, in una mattinata fredda ma con un sole splendido, con una brezza
di tramontana, alle 8 di mattina andiamo a fare una visitina al nostro
amatissimo Aderno' accompagnati in gommone dal bravo e simpatico
Fabrizio del Centro Immersioni Civitavecchia.

La discesa, fra un gruppo di piccole cozze ed un altro, lungo la cima
del pedagno e' rapidissima. Attendiamo col fiato sospeso notizie sulla
visibilita', che da queste parti e' oggetto di regolare quotazione
presso i piu' famosi bookmakers londinesi.

A poco piu' di venti metri con gaudio e letizia capiamo che oggi sulla
ruota di Civitavecchia e' uscito il nostro numero: vediamo mezzo
relitto, la mitragliatrice (sulla quale praticamente si arriva) e tutta
la immensa rete che oramai ha trasformato questa nave in un grande
veliero. Spettacolo e grande botta di cu@o.

Peccato non aver portato la macchina fotografica, ma devo dire che ne
guadagnano la rilassatezza, l'attenzione ai particolari ed i consumi.
Una volta ogni tanto meglio lasciarla a casa.

Appena sul ponte ci accolgono un enorme dentice ed una serie di saraghi,
anche loro di notevoli dimensioni. Giriamo diverse volte da mezza nave a
prua. Dall'occhio di cubia di sinistra fa capolino una cernia. I due
maialini anti-mina stanno sempre li' e grazie al cielo nessuno ha ancora
pensato di portarseli a casa . Tutto e' possibile. Argani enormi con
le cime ancora arrotolate e soprattutto una quantita' inverosimile di
cime, reti, lenze che in pratica ricoprono la nave interamente.

Qualche tempo fa avevo pensato che sarebbe stata una buona idea liberare
la prua di quella fastidiosissima rete da strascico. Mi sa che qualcuno
mi ha letto nel pensiero (Squalazzo, ne sai qualcosa ?? ) ed ora il
bellissimo tagliamare, appare dritto in tutto il suo splendore.
Allontandosi si puo' vedere la bella sagoma stagliata nel blu (dico blu,
incredibile) scuro.

Torniamo verso il centro nave, diamo una occhiata al castello ed
entriamo nell'apertura centrale delle stive. Guardando avanti si vede il
bagliore dell'uscita a prua, a testimoniare di quanto fosse notevole la
visibilita'. Un paio di belle musdee ci gironzolano davanti e noi,
essendo il tempo agli sgoccioli, decidiamo di uscire dall'enorme
squarcio sul lato sinistro della nave, quello fatale per l'affondamento.
Passando fra le lamiere sventrate e le strutture deformate dallo scoppio
usciamo sul fondo (e' la prima volta che lo vedo ) toccando il punto
piu' profondo della nostra immersione a -58 metri circa. In
decompressione mi accorgo che la superficie e' percorsa da onde: in poco
piu' di un'ora la brezza si e' trasformata in un bel vento teso e
ritorniamo in porto in mezzo agli spruzzi.

La cura del ferro e' proseguta ad ora di pranzo con una puntatina sul
relitto del Transmit. Mare di nuovo calmo come olio e vento nullo. La
nave da carico giace su un fianco su un fondale di 38 mt e mi pare sia
piu' o meno della dimensione del Nasim. Facciamo una puntata nelle stive
per poi visitare l'elica ed il timone. Ci sono degli spunti interessanti
dalle parti del castello ma la maggior parte delle strutture giacciono
affondate nel fango. La visibilita' e' decisamente quella solita della
zona (2/3 mt) ma il giro e' comunque piacevole e poi, come detto
inizialmente, il medico mi ha prescritto la cura del ferro e ferro sia

La giornata si conclude, come nelle migliori tradizioni, nel bel porto
di Riva di Traiano davanti ad un sontuoso piatto di maltagliati allo
scoglio.

Guispi
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