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#1
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| Un caro saluto a tutta la lista, anche se in un periodo molto difficile come questo. Prima di dare inizio al report della tragedia, vorrei assicurare tutti che non ho mai pensato di farla passare nel silenzio. Non solo evidentemente non sarebbe stato possibile, ma soprattutto non lo avrei mai accettato sia per l’associazione che rappresento e con la quale mi trovo bene anche in questi momenti di “indagine” (sono infatti in stato di sospensione cautelativa da tutte le mie attività), sia per il Team con il quale ho lavorato meravigliosamente per mesi, sia per il mio indimenticabile amico Guido (Hurco) e ancora di più per me stesso. Sin dal primo momento ho avuto intenzione di rendere pubblico quanto successo: se questo report arriva in ritardo rispetto alla sventura è perché l’autopsia è stata operata immediatamente ed i risultati di essa, a detta del medico legale, erano molto chiari. In accordo con la Presidenza PSA ho deciso di aspettare tali risultati che, a quanto pareva, sarebbero arrivati di lì a pochi giorni. Abbiamo aspettato i risultati giorno dopo giorno. E sono passati troppi giorni. Ora mi pare purtroppo chiaro che i tempi per avere ufficialmente (anche se ufficiosamente abbiamo le risultanze) tali documenti appaiono estremamente dilatati: non è possibile stabilire quando. Dato quindi il prolungarsi dell’attesa a tempo indeterminato, non desidero più aspettare e voglio offrire quanto nelle mie mani anche se non chiude completamente il quadro. A tale proposito, fornirò in futuro ogni ulteriore informazione appena sarà disponibile. Per il momento, tutto quello che posso scrivere, è annotare ogni minimo particolare che è accaduto sotto i miei occhi. I partecipanti all’immersione sono stati il sottoscritto in qualità di istruttore trimix 100 PSA, Guido, caro amico e compagno di molte immersioni nonché allievo, e Fabrizio, trimix 100 diver PSA. Fabrizio, un mio amico, essendo venuto a sapere, durante la settimana precedente l’immersione, che avremmo effettuato un’immersione in miscela, mi chiede se si può aggregare a me e a Guido: non ci trovo nulla in contrario e quindi gli do appuntamento per il sabato 25 ottobre 2003. Il ritrovo è fissato per le ore 14.00 in località Valbrona, Onno (LC) per effettuare un’immersione conosciuta dai subacquei come “La faglia del Quensito”. Dopo aver effettuato l’analisi dei gas, poiché le miscele di Fabrizio sono quelle che hanno un maggior contenuto di gas inerte, procediamo alla pianificazione dell’immersione in base ai suoi gas. Sebbene disponessimo tutti di ean50, si decide di pianificare la decompressione in ean48, aggiungendo così un fattore di conservativismo all’immersione (Fabrizio, avrebbe utilizzato comunque l’ean50). Inoltre, poiché il sito di immersione era già noto sia a me sia a Guido in quanto ci eravamo già immersi altre volte in quella zona, decidiamo di pianificare come massima profondità dell’immersione i 104mt, profondità che, con il lago basso come in questo periodo, è addirittura superiore alla massima profondità raggiunta dal pianoro di fango che si trova alla base della parete, meta della nostra immersione. Così facendo, inoltre, poiché l’allievo non avrebbe dovuto superare i 100mt di profondità, abbiamo aggiunto un ulteriore fattore di conservativismo e quindi di sicurezza all’immersione. L’immersione viene così pianificata con il software Abyss: - partenza dalla superficie con ean32; - velocità di discesa 15mt/min poiché il primo tratto è su un pianoro di fango poco pendente; - arrivo a 40mt al terzo minuto e passaggio alla miscela di fondo (heliair 10,5%O2); - discesa lungo la prima parete (la cui sommità è proprio a 40mt di profondità) a una velocità di 20mt/min; - arrivo alla base della prima parete a 60mt di profondità al 4°minuto; - si costeggia la base (che è tra i 58mt e i 62mt di profondità) della prima parete a 60mt per 7 minuti; - arrivo alla spaccatura presente nella seconda parete all’11° minuto; - discesa lunga la spaccatura a 25mt/min; - arrivo ai piedi della parete in due minuti (quindi al 13° minuto); - stacco dal fondo al 17° minuto; risalita lungo la spaccatura a 10mt/min; - a 40mt cambio volante tra miscela di fondo ed ean32; - prosecuzione della risalita, sempre a una velocità di 10mt/min fino alla prima tappa decompressiva; - a 21mt, cambio in ean48 e prosecuzione della decompressione. Ho poi effettuato il briefing e l’ho fatto ripetere a entrambi senza alcun problema. Abbiamo quindi effettuato i controlli reciproci delle attrezzature, delle consuete procedure anche di emergenza e poiché era tutto in ordine compreso l’aspetto fisico e psicologico ci siamo infilati le attrezzature e siamo entrati in acqua dalla spiaggia, dove abbiamo agganciato le decompressive. Mentre nuotavamo in superficie per coprire i circa 40mt che separano la spiaggia dal punto di ingresso, abbiamo depositato la boa segnasub. L’umore era ottimo: io avevo un solo allievo molto bravo che aveva ben superato tutti i livelli precedenti (70, 80 e 90) del corso trimix senza aver mai avuto necessità di ripetizioni o recuperi. Insomma, pensavamo di avviarci a una felice conclusione del corso. Un corso che mai aveva presentato problemi. Raggiunto il punto di ingresso, abbiamo rieffettuato il controllo reciproco delle attrezzature e abbiamo infine dato luogo al briefing riassuntivo, quello che sottolinea le note basi dell’immersione. Anche in questo caso, la lucidità di Guido è stata totale. Poco prima di scambiarci l’ok per la discesa, a Guido si è rotto il cinturino della maschera: gli ho chiesto se voleva rinunciare all’immersione ma lui mi ha risposto di no mentre estraeva la maschera di scorta, la indossava e riponeva in tasca quella rotta senza dare alcun segno di stress. Messi gli erogatori dell’ean32 in bocca e ricevuto il segnale di “ok per scendere” da tutti, abbiamo scaricato i jacket e ci siamo ritrovati su un pianoro fangoso alla profondità di 10mt: ho chiesto a Guido se aveva problemi di compensazione e, alla sua risposta negativa, abbiamo cominciato a scendere seguendo il fondo stando uno affianco all’altro. Raggiunta la sommità della prima parete a 40mt di profondità dopo circa tre minuti, faccio il segnale convenuto per il cambio di erogatore (per passare alla miscela di fondo) ed entrambi lo eseguiamo. Ci lasciamo quindi scivolare verso il fondo della prima parete; raggiuntolo, restiamo in assetto a circa 60mt e iniziamo a costeggiare la parete tenendola alla destra. Quando raggiungiamo la spaccatura nella seconda parete, abbiamo accumulato quasi un minuto di ritardo a causa della visibilità non molto buona. Non importa. Come pianificato, Guido ci richiama ed effettuiamo il controllo delle pressioni nelle bombole contenenti mix di fondo: siamo tutti e tre abbondantemente all’interno dei consumi programmati (Guido, che aveva un bibo a bottiglie separate, ha effettuato correttamente i cambi degli erogatori perché la pressione nelle due bombole è praticamente equivalente –una bottiglia contiene circa 5bar più dell’altra, ovvero 170 e 175bar-). A questo punto, però, abbiamo quasi due minuti di ritardo. Poco male: vorrà dire che il tempo che passeremo alla massima profondità sarà inferiore a quello pianificato a tutto vantaggio di una maggiore desaturazione dei tessuti. Chiedo l’ok alla discesa e dopo che ho ricevuto il corrispondente segnale, scarichiamo il jacket e ci dirigiamo, fronte alla parete, alla base della stessa. Arriviamo sul fondo poco dopo il quindicesimo minuto e poiché resta poco tempo, una volta ricevuto un ok da tutti, cerco di far “sforare” Guido dirigendomi proprio sul fondo della parete a circa 101mt di profondità, ma lui, tiene perfettamente la quota, mi richiama con la torcia e contemporaneamente mi segnala un minuto alla risalita. Il minuto passa molto rapidamente e così, dopo che Guido ci ha segnalato la fine del tempo di fondo pianificato e dopo che gli abbiamo risposto la conferma, cominciamo la risalita. Io precedo, Guido è alla mia sinistra, a metà del mio corpo, mentre Fabrizio è alla mia destra sempre a metà del mio corpo. La risalita, programmata a una velocità di 10mt/min, procede per tutti regolare; in più occasioni ci siamo scambiati dei segnali di ok. Sino a questo momento, nulla in assoluto era andato benché minimamente storto. Stavamo praticamente chiudendo un’immersione da manuale, facile, senza preoccupazioni, senza pressioni, in scioltezza. In prossimità del cappello della seconda parete (il fondo prosegue poi con una distesa di fango inclinata di 45°), situato a circa 40mt di profondità, dovevamo rieffettuare il cambio per passare dalla miscela di fondo a quella di viaggio ean32. A circa 45mt di profondità, noto dei movimenti delle braccia di Fabrizio come a chiamarmi; mi volto verso di lui ma è un falso allarme: tutto regolare. Proprio a questo punto siamo praticamente giunti alla quota del cambio e quindi mi rivolto subito verso Guido per avvisarlo di tenersi pronto ad effettuare il cambio miscela ma lui non si trova più al mio fianco: è circa un metro e mezzo sopra di me. Intuisco che c’è qualcosa che non va, che qualcosa è cambiato. Pinneggio e carico il jacket; raggiungo subito Guido, lo afferro per una pinna con la mano destra mentre scarico il mio jacket con la mano sinistra per rallentare la sua ascesa ancora non veloce. La sensazione si traduce in certezza quando sento e vedo che Guido non reagisce minimamente alla situazione: resta immobile senza alcuna reazione di alcun tipo, nemmeno di stress o di panico. E’ assolutamente fermo. Non vedo le sue bolle di scarico, ha gli occhi sbarrati e non ha nessun erogatore in bocca. Fabrizio assiste impotente al succedersi dei fatti. Realizzo che sott’acqua non posso fare assolutamente niente per aiutare il mio caro amico, che appare svenuto. Guido ora aumenta la velocità di ascesa sempre più: non serve che lo trattenga o lo stoppi in acqua, non potrei comunque fare nulla a causa delle sue condizioni. Né posso seguirlo fino alla superficie a causa della lunga decompressione da effettuare. In superficie avevo peraltro notato che erano appena arrivati degli altri subacquei. Questi avrebbero immediatamente allertato i soccorsi. Nella speranza di poterlo salvare solo fuori dall’acqua (speranza che, dentro me, sapevo comunque ormai vana), lascio quindi andare Guido che procede la propria ascesa alla superficie. Mi ritrovo vicino a Fabrizio e, distrutti, effettuiamo la decompressione e terminiamo l’immersione. Appena mettiamo la testa fuori dall’acqua, sentiamo arrivare l’elicottero del Pronto Soccorso, che infatti era stato allertato dal gruppo di sub. Quello di loro che ha recuperato e portato il corpo di Guido fin sulla spiaggia, ha detto di averlo trovato già deceduto. Non so che cosa sia successo, lo dirà la perizia. So solo che improvvisamente ho trovato Guido spento, svenuto. Sono convinto che in acqua non avrei potuto fare nulla, se avessi potuto fare qualcosa lo avrei fatto. Spero che i risultati ufficiali della perizia arrivino al più presto. Porgo a Guido, alla famiglia e agli amici tutti, tutto il mio dispiacere. Non lo dimenticherò come non dimenticherò questa esperienza tragica. Fabio Moneta -------------------------------- Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/ |
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#2
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| ciao Fabio sono Fiorella (spero ti ricordi di me ci siamo visti altre volte anche con Walter) non ho parole e, in una situazione come questa, come già ho scritto in un'altro thread, prima di fare commenti, è meglio tacere e aspettare notizie certe. Sono certa che hai fatto il possibile per il tuo sfortunato amico. Coraggio Fiorella Bertini "Fabio" <fabio.moneta2003@libero.it> ha scritto nel messaggio news:80Z180Z45Z77Y1068573111X5754@usenet.libero.it ... > Un caro saluto a tutta la lista, anche se in un periodo molto difficile come > questo. > Prima di dare inizio al report della tragedia, vorrei assicurare tutti che > non ho mai pensato di farla passare nel silenzio. > Non solo evidentemente non sarebbe stato possibile, ma soprattutto non lo > avrei mai accettato sia per l’associazione che rappresento e con la quale mi > trovo bene anche in questi momenti di “indagine” (sono infatti in stato di > sospensione cautelativa da tutte le mie attività), sia per il Team con il > quale ho lavorato meravigliosamente per mesi, sia per il mio indimenticabile > amico Guido (Hurco) e ancora di più per me stesso. > Sin dal primo momento ho avuto intenzione di rendere pubblico quanto > successo: se questo report arriva in ritardo rispetto alla sventura è perché > l’autopsia è stata operata immediatamente ed i risultati di essa, a detta > del medico legale, erano molto chiari. > In accordo con la Presidenza PSA ho deciso di aspettare tali risultati che, > a quanto pareva, sarebbero arrivati di lì a pochi giorni. > Abbiamo aspettato i risultati giorno dopo giorno. > E sono passati troppi giorni. > Ora mi pare purtroppo chiaro che i tempi per avere ufficialmente (anche se > ufficiosamente abbiamo le risultanze) tali documenti appaiono estremamente > dilatati: non è possibile stabilire quando. > Dato quindi il prolungarsi dell’attesa a tempo indeterminato, non desidero > più aspettare e voglio offrire quanto nelle mie mani anche se non chiude > completamente il quadro. > A tale proposito, fornirò in futuro ogni ulteriore informazione appena sarà > disponibile. > Per il momento, tutto quello che posso scrivere, è annotare ogni minimo > particolare che è accaduto sotto i miei occhi. > I partecipanti all’immersione sono stati il sottoscritto in qualità di > istruttore trimix 100 PSA, Guido, caro amico e compagno di molte immersioni > nonché allievo, e Fabrizio, trimix 100 diver PSA. > Fabrizio, un mio amico, essendo venuto a sapere, durante la settimana > precedente l’immersione, che avremmo effettuato un’immersione in miscela, mi > chiede se si può aggregare a me e a Guido: non ci trovo nulla in contrario e > quindi gli do appuntamento per il sabato 25 ottobre 2003. > Il ritrovo è fissato per le ore 14.00 in località Valbrona, Onno (LC) per > effettuare un’immersione conosciuta dai subacquei come “La faglia del > Quensito”. > Dopo aver effettuato l’analisi dei gas, poiché le miscele di Fabrizio sono > quelle che hanno un maggior contenuto di gas inerte, procediamo alla > pianificazione dell’immersione in base ai suoi gas. > Sebbene disponessimo tutti di ean50, si decide di pianificare la > decompressione in ean48, aggiungendo così un fattore di conservativismo > all’immersione (Fabrizio, avrebbe utilizzato comunque l’ean50). > Inoltre, poiché il sito di immersione era già noto sia a me sia a Guido in > quanto ci eravamo già immersi altre volte in quella zona, decidiamo di > pianificare come massima profondità dell’immersione i 104mt, profondità che, > con il lago basso come in questo periodo, è addirittura superiore alla > massima profondità raggiunta dal pianoro di fango che si trova alla base > della parete, meta della nostra immersione. > Così facendo, inoltre, poiché l’allievo non avrebbe dovuto superare i 100mt > di profondità, abbiamo aggiunto un ulteriore fattore di conservativismo e > quindi di sicurezza all’immersione. > L’immersione viene così pianificata con il software Abyss: > - partenza dalla superficie con ean32; > - velocità di discesa 15mt/min poiché il primo tratto è su un pianoro di > fango poco pendente; > - arrivo a 40mt al terzo minuto e passaggio alla miscela di fondo (heliair > 10,5%O2); > - discesa lungo la prima parete (la cui sommità è proprio a 40mt di > profondità) a una velocità di 20mt/min; > - arrivo alla base della prima parete a 60mt di profondità al 4°minuto; > - si costeggia la base (che è tra i 58mt e i 62mt di profondità) della prima > parete a 60mt per 7 minuti; > - arrivo alla spaccatura presente nella seconda parete all’11° minuto; > - discesa lunga la spaccatura a 25mt/min; > - arrivo ai piedi della parete in due minuti (quindi al 13° minuto); > - stacco dal fondo al 17° minuto; risalita lungo la spaccatura a 10mt/min; > - a 40mt cambio volante tra miscela di fondo ed ean32; > - prosecuzione della risalita, sempre a una velocità di 10mt/min fino alla > prima tappa decompressiva; > - a 21mt, cambio in ean48 e prosecuzione della decompressione. > Ho poi effettuato il briefing e l’ho fatto ripetere a entrambi senza alcun > problema. > Abbiamo quindi effettuato i controlli reciproci delle attrezzature, delle > consuete procedure anche di emergenza e poiché era tutto in ordine compreso > l’aspetto fisico e psicologico ci siamo infilati le attrezzature e siamo > entrati in acqua dalla spiaggia, dove abbiamo agganciato le decompressive. > Mentre nuotavamo in superficie per coprire i circa 40mt che separano la > spiaggia dal punto di ingresso, abbiamo depositato la boa segnasub. > L’umore era ottimo: io avevo un solo allievo molto bravo che aveva ben > superato tutti i livelli precedenti (70, 80 e 90) del corso trimix senza > aver mai avuto necessità di ripetizioni o recuperi. > Insomma, pensavamo di avviarci a una felice conclusione del corso. > Un corso che mai aveva presentato problemi. > Raggiunto il punto di ingresso, abbiamo rieffettuato il controllo reciproco > delle attrezzature e abbiamo infine dato luogo al briefing riassuntivo, > quello che sottolinea le note basi dell’immersione. Anche in questo caso, la > lucidità di Guido è stata totale. > Poco prima di scambiarci l’ok per la discesa, a Guido si è rotto il > cinturino della maschera: gli ho chiesto se voleva rinunciare all’ immersione > ma lui mi ha risposto di no mentre estraeva la maschera di scorta, la > indossava e riponeva in tasca quella rotta senza dare alcun segno di stress. > Messi gli erogatori dell’ean32 in bocca e ricevuto il segnale di “ok per > scendere” da tutti, abbiamo scaricato i jacket e ci siamo ritrovati su un > pianoro fangoso alla profondità di 10mt: ho chiesto a Guido se aveva > problemi di compensazione e, alla sua risposta negativa, abbiamo cominciato > a scendere seguendo il fondo stando uno affianco all’altro. > Raggiunta la sommità della prima parete a 40mt di profondità dopo circa tre > minuti, faccio il segnale convenuto per il cambio di erogatore (per passare > alla miscela di fondo) ed entrambi lo eseguiamo. > Ci lasciamo quindi scivolare verso il fondo della prima parete; raggiuntolo, > restiamo in assetto a circa 60mt e iniziamo a costeggiare la parete > tenendola alla destra. > Quando raggiungiamo la spaccatura nella seconda parete, abbiamo accumulato > quasi un minuto di ritardo a causa della visibilità non molto buona. Non > importa. > Come pianificato, Guido ci richiama ed effettuiamo il controllo delle > pressioni nelle bombole contenenti mix di fondo: siamo tutti e tre > abbondantemente all’interno dei consumi programmati (Guido, che aveva un > bibo a bottiglie separate, ha effettuato correttamente i cambi degli > erogatori perché la pressione nelle due bombole è praticamente equivalente > –una bottiglia contiene circa 5bar più dell’altra, ovvero 170 e 175bar-). > A questo punto, però, abbiamo quasi due minuti di ritardo. Poco male: vorrà > dire che il tempo che passeremo alla massima profondità sarà inferiore a > quello pianificato a tutto vantaggio di una maggiore desaturazione dei > tessuti. > Chiedo l’ok alla discesa e dopo che ho ricevuto il corrispondente segnale, > scarichiamo il jacket e ci dirigiamo, fronte alla parete, alla base della > stessa. > Arriviamo sul fondo poco dopo il quindicesimo minuto e poiché resta poco > tempo, una volta ricevuto un ok da tutti, cerco di far “sforare” Guido > dirigendomi proprio sul fondo della parete a circa 101mt di profondità, ma > lui, tiene perfettamente la quota, mi richiama con la torcia e > contemporaneamente mi segnala un minuto alla risalita. > Il minuto passa molto rapidamente e così, dopo che Guido ci ha segnalato la > fine del tempo di fondo pianificato e dopo che gli abbiamo risposto la > conferma, cominciamo la risalita. > Io precedo, Guido è alla mia sinistra, a metà del mio corpo, mentre Fabrizio > è alla mia destra sempre a metà del mio corpo. > La risalita, programmata a una velocità di 10mt/min, procede per tutti > regolare; in più occasioni ci siamo scambiati dei segnali di ok. > Sino a questo momento, nulla in assoluto era andato benché minimamente > storto. > Stavamo praticamente chiudendo un’immersione da manuale, facile, senza > preoccupazioni, senza pressioni, in scioltezza. > In prossimità del cappello della seconda parete (il fondo prosegue poi con > una distesa di fango inclinata di 45°), situato a circa 40mt di profondità, > dovevamo rieffettuare il cambio per passare dalla miscela di fondo a quella > di viaggio ean32. > A circa 45mt di profondità, noto dei movimenti delle braccia di Fabrizio > come a chiamarmi; mi volto verso di lui ma è un falso allarme: tutto > regolare. > Proprio a questo punto siamo praticamente giunti alla quota del cambio e > quindi mi rivolto subito verso Guido per avvisarlo di tenersi pronto ad > effettuare il cambio miscela ma lui non si trova più al mio fianco: è circa > un metro e mezzo sopra di me. > Intuisco che c’è qualcosa che non va, che qualcosa è cambiato. > Pinneggio e carico il jacket; raggiungo subito Guido, lo afferro per una > pinna con la mano destra mentre scarico il mio jacket con la mano sinistra > per rallentare la sua ascesa ancora non veloce. > La sensazione si traduce in certezza quando sento e vedo che Guido non > reagisce minimamente alla situazione: resta immobile senza alcuna reazione > di alcun tipo, nemmeno di stress o di panico. > E’ assolutamente fermo. > Non vedo le sue bolle di scarico, ha gli occhi sbarrati e non ha nessun > erogatore in bocca. > Fabrizio assiste impotente al succedersi dei fatti. > Realizzo che sott’acqua non posso fare assolutamente niente per aiutare il > mio caro amico, che appare svenuto. > Guido ora aumenta la velocità di ascesa sempre più: non serve che lo > trattenga o lo stoppi in acqua, non potrei comunque fare nulla a causa delle > sue condizioni. Né posso seguirlo fino alla superficie a causa della lunga > decompressione da effettuare. > In superficie avevo peraltro notato che erano appena arrivati degli altri > subacquei. Questi avrebbero immediatamente allertato i soccorsi. > Nella speranza di poterlo salvare solo fuori dall’acqua (speranza che, > dentro me, sapevo comunque ormai vana), lascio quindi andare Guido che > procede la propria ascesa alla superficie. > Mi ritrovo vicino a Fabrizio e, distrutti, effettuiamo la decompressione e > terminiamo l’immersione. > Appena mettiamo la testa fuori dall’acqua, sentiamo arrivare l’elicottero > del Pronto Soccorso, che infatti era stato allertato dal gruppo di sub. > Quello di loro che ha recuperato e portato il corpo di Guido fin sulla > spiaggia, ha detto di averlo trovato già deceduto. > Non so che cosa sia successo, lo dirà la perizia. So solo che > improvvisamente ho trovato Guido spento, svenuto. > Sono convinto che in acqua non avrei potuto fare nulla, se avessi potuto > fare qualcosa lo avrei fatto. > Spero che i risultati ufficiali della perizia arrivino al più presto. > Porgo a Guido, alla famiglia e agli amici tutti, tutto il mio dispiacere. > Non lo dimenticherò come non dimenticherò questa esperienza tragica. > > Fabio Moneta > > -------------------------------- > Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/ |
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#3
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| Non ci conosciamo, ma sento lo stesso la voglia di porgerti la mia solidarietà per il tragico avvenimento, e mi unisco, per quanto possibile al tuo dolore e a quello dei familiari. Roberto |
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#4
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| "Fabio" <fabio.moneta2003@libero.it> ha scritto nel messaggio news:80Z180Z45Z77Y1068573111X5754@usenet.libero.it ... > Un caro saluto a tutta la lista, anche se in un periodo molto difficile come > questo. Grazie mille Fabio. Credo che ora sia giusto esprimere le condoglianze ad una persona vicina alla vittima. Vorrei scriverti in privato fammi sapere se posso saluti -- -- Andrea T. www.gravitazero.org |
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#5
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| On Tue, 11 Nov 2003 17:51:51 GMT, fabio.moneta2003@libero.it (Fabio) wrote: >Un caro saluto a tutta la lista, anche se in un periodo molto difficile come >questo Fabio, noi non ci conosciamo, in questi momenti non ci sono parole.. un abbraccio Luca |
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#6
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| "Fabio" <fabio.moneta2003@libero.it> ha scritto nel messaggio news:80Z180Z45Z77Y1068573111X5754@usenet.libero.it ... > Sin dal primo momento ho avuto intenzione di rendere pubblico quanto > successo >............ A tale proposito, fornirò in futuro ogni ulteriore informazione appena sarà > disponibile. Encomiabile. -- Max max Tutela anche tu il tuo hobby da indebite ingerenze. Costituisci una sezione dell'Associazione Italiana Liberi Subacquei http://www.liberisub.it |
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#7
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| "Fabio" <fabio.moneta2003@libero.it> ha scritto nel messaggio news:80Z180Z45Z77Y1068573111X5754@usenet.libero.it ... > sue condizioni. Né posso seguirlo fino alla superficie a causa della lunga > decompressione da effettuare. A parte un ovvio e doveroso ringraziamento per il resoconto che hai coraggiosamente postato!! Sono particolarmente perplesso sulla decisione di cui sopra!!! Onan |
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#8
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| Dato che il Signor Moneta ha scelto, dopo averlo concertato con il Suo Presidente Marco Braga, questo forum pubblico per ''spiegare'' gli eventi che hanno portato alla morte del Suo ''amico'' Guido Bonazzo, cogliamo l'occasione per porgli alcune domande che serviranno a chiarire meglio i fatti. 1. Come mai nella pianificazione dell'immersione si è deciso di utilizzare solo miscele ean e non aria, come nello standard PSA? Come mai il Sig. Moneta ha preso questa decisione quando, davanti a testimoni, solo meno di un mese prima aveva ribadito che l'aria come miscela di viaggio era corretta? E come mai avrebbe violato lo standard, se Marco Braga ha richiamato numerosi istruttori PSA perchè non utilizzavano aria ma ean come miscela di viaggio? 2. Come mai non era presente un assistente istruttore qualificato, come nello standard PSA? 3. Come mai era invece presente un diver non abilitato all'operatività didattica, in violazione agli standard PSA? 4. Come mai l'istruttore ha pianificato tempi di fondo tali da ''impedirgli'' di riportare a galla l'infortunato, invece di seguire gli standard dell'immersione ''blindata'' voluti da Marco Braga con tempi di fondo irrealistici e ridottissimi tali da poter tornare illesi in superficie anche con pallonate? 5. Come mai erano previsti ''cambi volanti'' di miscele, quando negli standard PSA si prevede che durante i corsi l'istruttore debba avere richiesta e dare autorizzazione ai cambi, controllandone l'esecuzione? 6. Come mai l'istruttore non ha quantomeno ''accompagnato'' la vittima verso la superficie, mantenendogli l'erogatore in bocca, richiamando i soccorsi da parte di subacquei presenti ed evitando ulteriori danni organici? Ricordiamo che la morte può essere dichiarata solo da un medico e dopo controlli completi, e magari lunghi tentativi di rianimazione. 7. Come mai il Sig. Moneta, che sul sito Tekdive e in numerosi precedenti interventi pubblici, dichiarava di effettuare corsi sicuri e di addestrare e addestrarsi al salvataggio, ha rinunciato a QUALSIASI tentativo, nonostante che dal momento in cui ha ''visto'' la vittima senza erogatore al precedente accertamento che tutto andava bene, possono essere passati, a suo dire, solo pochi attimi? 8. Che tipo di accertamento medico era stato richiesto alla vittima dal suo istruttore? Chi era il medico? E chi custodisce questi accertamenti? 9. Come mai il Sig. Moneta, che si dice cosi' ''sconvolto'' dalla morte dell'amico e allievo, solo due giorni dopo la morte di Bonazzo, ha postato su un sito Internet una mail in cui teneva unicamente ad autocelebrare se stesso e il suo team (capeggiato da Walter Mariani e supervisionato da Marco Braga), per una esplorazione proprio nel lago di Como? 10. Come mai il Sig. Moneta non risponde alle opinioni della nostra rivista, che ne ospiterebbe volentieri qualsiasi dichiarazione e smentita, che lo ritiene responsabile di omicidio colposo e di costituzione di una associazione a delinquere con altri membri della PSA per coprire illegalmente fatti e azioni che hanno provocato oggettivamente la morte di Bonazzo, e che costituiscono costantemente pericolo grave per la salute dei cittadini? Certi di cominciare a ricevere risposte esaurienti, ringraziamo. La redazione di Captain Nemo www.captainnemomagazine.net |
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#9
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| the Archeopteryx <cor.bonukFANCULOSPAM@libero_NOMAIL_.it> ha scritto: > > > > Sono particolarmente perplesso sulla decisione di cui > > sopra!!! > > > > Eh, ci pensavo pure io. Solo i Buddha onniscienti sanno se Permettetemi di dissentire!!! Se non ricordo male (e non ricordo male), già dal corso base (FIAS) mi fu insegnato che: "meglio un sub infortunato che due". Teoria un po' cinica, ma che mi permette di non rimanere perplesso difronte all'affermazione di Fabio. Per mia fortuna non mi sono mai trovato difronte a decisioni così drastiche, ma sicuramente non me la sento di additare una decisione "conservativa" come quella presa dall'istruttore. -- Ciao Luca Inviato da www.mynewsgate.net |
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#10
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| "Luca" <1729@mynewsgate.ned.invalid> ha scritto nel messaggio news:200311120852231729@mynewsgate.net... > the Archeopteryx <cor.bonukFANCULOSPAM@libero_NOMAIL_.it> ha scritto: > > Permettetemi di dissentire!!! > > Se non ricordo male (e non ricordo male), già dal corso base (FIAS) mi fu > insegnato che: > > "meglio un sub infortunato che due". Bè, sono punti di vista, io dico un'altra cosa! Meglio tentare di salvare l'infortunato, che finirlo definitivamente! mb |
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