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#1
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| riporto dal sito di CN http://www.captainnemomagazine.net/index1.html Mi ha tristemente colpito il sito in esso indicato, la storia semplice in esso contenuta. Premetto che non sono un esperto del settore, nè ho le capacità tecniche per entrare in una discussione sui reb e, last but not least, non ho interessi nella vicenda. Mi limito a fare qualche riflessione, a considerare i numeri, la percentuale di decessi in rapporto ad un possibile numero di macchine vendute e mi chiedo se sia possibile sempre e comunque addebitare gli eventi all'errore umano piuttosto che ad un errore strutturale del mezzo stesso o ad una conseguenza predisponente di entrambi (un errore causa l'altro). Mi chiedo se chi produce questi attrezzi si pone il problema o se dorme tranquillo in virtù del fatto che la macchina va bene e l'errore è di chi la usa. Questa storia mi ricorda una moto giapponese 2 tempi da 500cc molto in voga quand'ero ragazzino: ripresa mostruosa, un da 0 a 100 davvero terrificante (almeno per quei tempi) ed una tenuta di strada inesistente in particolare in fase di accelerazione all'uscita di curva, cosa che causò diversi decessi, a causa di pesi maldistribuiti in rapporto alla potenza. Anche allora le responsabilità venivano perlopiù addebitate ai conducenti, salvo il fatto che tra gli addetti ai lavori definiva quella moto 'bara ambulante' tanto quanto ora si definisce il reb in questione 'la morte gialla'. Che ne pensate? Buona giornata Steve -- Posted via Mailgate.ORG Server - http://www.Mailgate.ORG |
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#2
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| Steve wrote: > Mi ha tristemente colpito il sito in esso indicato, la storia semplice > in esso contenuta. Vero, tutto espresso semplicemente e senza enfasi, disarmante nella sua sinteticita'. Vero anche il numero di incidenti accaduti ad utilizzatori del buddy inspiration, possibile che abbiano commesso tutti errori "umani" e che la macchina sia assolutamente scevra da difetti ?? > Questa storia mi ricorda una moto giapponese 2 tempi da 500cc molto in > voga quand'ero ragazzino......... Io, che sono meno ragazzino di te, il mach III 500 lo ho guidato e anche sistemato. Diciamo che cambiando forcella, ammortizzatori, freno anteriore e ovviamente i pneumatici, diventava una moto guidabile con un motore da paura sopra i 4500 giri e fermo sotto. Cosa si deve cambiare in un buddy non lo so proprio invece. La Kawasaki nelle versioni successive modifico' molto, e in meglio la moto: la APvalves cosa fara' ????? Massimo -- Massimo Forlivesi - Per scrivermi elimina il KKK "all hands on deck, we’ve run afloat!’ I heard the captain cry explore the ship, replace the cook: let no one leave alive!" |
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#3
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| > moto: la APvalves cosa fara' ????? > > Massimo Niente! e Perchè? Saluti! |
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#4
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| Ci sono vari modelli di Reb diversi tecnicamente e a mio avviso complicati: il buddy Inspiration, il Voyager, il Drager, ecc circuito chiuso, semichiuso... bla bla bla Sono il futuro sicuramente e i costi si stanno abbassando ma per ora siamo ancora a livello di pionerismo. Concordo con te che attualmente siano molto pericolosi, e credo che coloro che ci sono morti non fossero degli sprovveduti, al contrario! |
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#5
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| > Sono il futuro sicuramente perchè? Sugar -------------------------------- Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/ |
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#6
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| perchè PRESUPPONENDO la sicurezza ed affidabilità pari a quella di un gruppo ara (bombola+gav+erogatori) hai i seguenti vantaggi: - con una singola "ricarica" di materiali del reb fai molte più immersioni rispetto ad una singola ricarica di una bombola - quindi durante una singola immersione hai un'autonomia quasi illimitata e non rischi di rimanenere senza aria - non fa le bolle: non disturbi i pesci e non rovini i relitti (vedi Thistlegorm in Egitto) - non devi montare ogni volta tre pezzi, in quanto è fondamentalmente uno "zaino" compatto - non hai bisogno del gav e credo, bada bene credo, che l'assetto sia automatico (non sono sicuro) grazie al sacco polmone quindi ha tutte le carte in regola per diventare lo SCUBA del futuro, ma per ora, meglio stargli lontano o se proprio uno si è stancato delle vecchie e care bombole e della vecchia e cara aria, provarlo con qualcuno qualificato nelle quote e nei limiti di sicurezza (che però ne limitano i vantaggi) come il sistema semichiuso... Io ne ho avuto la possibilità ma non l'ho voluto provare. ho fatto un paio di immersioni con un esperto che lo aveva... |
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#7
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| Ciao Steve, queste storie sono tristi, ma non si può fare di tutta l'erba un fascio. Premetto che non ho esperienza pratica di rebreather a circuito chiuso, per ora, ma ne ho abbastanza nel campo dei semi chiusi. Il rebreather è una macchina che permette grandi autonomie e consente di raggiungere grandi profondità, ma non è una magia. A seconda del rendimento che si vuole ottenere (60, 70, 90%) nel consumo di gas, si sceglie il tipo di macchina. Migliori le prestazioni, più sofisticata è la macchina, più difficile costruirla, utilizzarla, gestirla quando non funziona correttamente. Che il rebreather sia semi chiuso o chiuso, esso resta pur sempre una macchina potenzialmente pericolosa, completamente diversa, nel funzionamento e nel comportamento, dalla tradizionale bombola+erogatori. Anche se una macchina fosse progettata e realizzata alla perfezione, essa andrà, prima o poi, soggetta a guasti. Molto influisce la manutenzione e l'uso che se ne fa. In ogni caso, quando una macchina si guasta l'effetto che ne scaturisce può essere diverso in funzione del lavoro che svolge la macchina e dell'ambiente nel quale lo svolge. Cito sempre il vecchio esempio dell'automobile e dell'aeroplano. Se si guasta il motore di un'automobile al massimo si rischia un tamponamento, se si guasta il motore di un aeroplano, beh, le cose vanno diversamente. E come la cronaca quest'anno ci ha mostrato per almeno due volta, la ridondanza a volte non serve a molto. Tralascio le cause e le responsabilità perchè è fuori luogo e comunque non sono io ad indagare. Ciò che conta è il concetto che volare è potenzialmente molto, ma molto, più rischiso che viaggiare in auto. Che poi il numero di incidenti automobilistici sia enormemente maggiore di quelli aerei (grazie al cielo) è lapalissiano, ma resta il fatto che gli incidenti aerei hanno sempre pochi o nessun superstite. Il rebreather da grandi prestazioni che sono assolutamente inutili nel 90% delle immersioni sportive, eppure molta gente spende fior di quattrini per immergersi con un rebreather, più o meno conscia del rischio che corre. Il rebreather non è un giocattolo, così come non lo sono le immersioni profonde e così come non è mai stato un gioco l'immersione subacquea in generis. Che poi la lista dei morti con il Buddy Inspiration sia la più lunga dipende solo dal fatto che questa macchina è praticamente l'unica ad essere distribuita uniformemente su tutti i mercati mondiali. Se analizziamo le vittime di qualsiasi tipo di incidente, troveremo sempre questi numeri: 45% dilettanti, incapaci (che hanno collezionato un gran numero di piccoli incidenti) che invece di cambiare sport continuano a perseverare; 45% molto esperti che vivono nell'estremo e sconfinano spesso nel puro tentativo folle, sanno bene i rischi che corrono e se ne prendono gioco, finchè la fortuna non si stanca di accompagnarli; 9% non ho nemmeno capito che stavo facendo, ma mi avevano detto che si poteva fare, ho fatto i corsi e credo di aver capito tutto; 1% pura fatalità; era imprevedibile e non c'era niente da fare (tipo: mentre faceva decompressione gli hanno sparato con la lupara). Se oggi si muore con il rebreather, non dimenticate che un paio di anni fa ne sono morti un bel po' con l'immersione profonda ad aria, a trimix, in grotta, ecc. Sono convinto che la matrice sia comune così come sono certo che le bandiere volgono dove tira il vento. Saluti, Carlo. P.S. tra i buddy che non vorrei ci sono molte persone e poche macchine! -------------------------------- Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/ |
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#8
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| On Tue, 20 Sep 2005 08:58:57 GMT, aaaa@tin.it (Sugar) wrote: >perchè? Perche' in USA sta prendendo piede sempre di piu' e noi ci andremo a rimorchio. |
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#9
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| axo ha scritto: > io ti ho risposto con chiarezza e onestà. Qual'è il problema ? ma vivaddio anche io! e cito testualmente: "Mi devi spiegare come cazzo fa il tuo computer a non darti deco dopo questa immersione!!! tu mi prendi per il culo!!!". oppure "con il nitrox la curva si allunga e quindi puo' portare le persone PIU' FONDE senza accumulare deco" se vuoi sapere chi le ha dette, fai una bella girata su gugol gruppi L. |
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#10
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| Steve wrote: > Mi chiedo se chi produce questi attrezzi si pone il problema o se > dorme tranquillo in virtù del fatto che la macchina va bene e > l'errore è di chi la usa. Che ne penso? Penso cio' che ho pensato quando, da appassionato di aviazione, ho visto i reports degli incidenti di un altro splendido prodotto inglese, il DeHaviland Comet. Un'ottima idea, ma buttata sulla mischia troppo presto, prima cioè che vi fosse una sperimentazione seria che mettesse in luce non solo le carenze dell'apparecchiatura ma anche i possibili difetti derivanti dall'ostilità dell'ambiente in cui questa si trova ad operare. In questa valutazione non c'è una presa di posizione filosofica. Come ebbi più volte a scrivere, sarebbe dissennato non vedere il futuro in questa apparecchiatura. E' pero' un futuro non prossimo, considerati costi e, diciamolo, scarsa affidabilità fin qui dimostrata. Sarei curioso di sapere, giusto a titolo di cronaca - visto che proprio tu, Stefano, sai che per la subacquea che interessa a me un bel diciottone ben caricato è sufficiente - , cosa dicono le statistiche di eventuali prodotti concorrenti. Questo potrebbe forse far capire se il problema della inaffidabilità affligge solo questo prodotto o se si può estendere alla categoria intera. -- Ciao! Luca |
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